TWEET

 

THIS IS NOT A TWEET

 

Un tweet (ma il medium è puramente casuale o di fortuna) è un atto comunicativo.

Questo tweet è un atto a non comunicare ma comunicare è inalienabile (l’intento s’annulla) quindi scelgo di comunicare di non comunicare (apparentemente).

Il continente digitale rappresenta un regime scopico, di consumo allo sguardo (icone di qualsiasi tipo), e alla lettura (ristretta in titoli e pensieri di altri, citati e girati…), in una risorsa inesauribile; ma esauribile è il tempo e l’attenzione, stritolata dall’eccesso del flusso che scorre oltre la naturale digestione visiva e di apprendimento.

L’eccesso di flusso comunicativo genera solo confusione; rumore comunicativo e l’assuefazione a qualsiasi atto comunicativo diventa un fatto incomunicabile; crea solo rumore; uno sciame di guerra.

Nel brusio comunicativo, martellante e costante, massiccio e continuo, è necessario interrompere il flusso con l’atto di comunicare a non volere comunicare per porre l’attenzione e per restituire valore al comunicare. Comunicare è valore.

L’intento è d’interrompere la comunicazione per riattare la funzionalità alla comunicazione anche con questo tweet, ripetuto (locale, continuo, casuale e aleatorio); poca o nulla cosa un tweet e nulla è la mia voce ma l’intenzione è parimenti decisa a catturare l’attenzione, anche di un’istante, ad auspicare una pausa (aprire un’isola di riflessione); ché per comunicare è anche necessario sottrarre.