THAT’S ME

 

 

 

Esterno giorno. In strada. La musica dei titoli di testa sfuma.

 

 

MORTIMER «Annie!»
ANNIE «Finalmente alla fine ci incontriamo; non fosse per il pelo non ti avrei riconosciuto… Ah!»
MORTIMER « È proprio questo che è strano. Rivederti. Avevo disperato bisogno di quattrini, ho preso il primo carico e qui gli uccellini non cantano… Il resto è terra bruciata…»
ANNIE «Prima che tu muoia c’è una cosa che dovresti sapere di noi due.»
MORTIMER «Che cosa?»
ANNIE «Lester non è tuo figlio. Lester è figlio del cugino del fratello di Bob.»
MORTIMER «E lui chi è?»
ANNIE «Lui è Joe, l’amico di Alfred, cugino di Martin, il contabile e il mio aguzzino; siam scappati insieme a Caracas…»
MORTIMER «Capisco ma anch’io devo dirti confessarti una cosa… Lester è non chi tu credi sia… Lester è…»
Una berlina frena e inchioda davanti ai tre, voce rauca dentro: “Salite! Lester è qui!”

I tre saltano dentro e la macchina sfreccia a tutto gas.

Campo lungo sulla strada, la berlina sgomma e si allontana in una nuvola di polvere. Fine del flashback.

 

 

 

Oggi.

Parigi. Metropolitana, fermata Clemenceau. Entra in stazione il treno che stride e rallenta lento; uno sciame di gente svuota la pancia del convoglio e altrettanto si riempe.

Panoramica sulla stazione ora sgombra, la camera inciampa e si ferma su di un sedile verde; primo piano: una boccone amaro, la firma di Ari.

 

(È stato qui e vuole che si sappia. Il rischio è una beffa e la sfida è allettante…) In un vagone scappa camuffato tra la gente pigiata. Si veste da sardina e si sfila dopo tre fermate; al mercato del pesce, una sardina tra le sardine, sarà comprato fintamente e finirà in un sushi bar dove un gancio l’aspetta per l’ordine del giorno…