NEL PAESE DI ROCCASECCA

 

 

Le piazze son vuote,

sedie allineate, in fila e mute.

I comizi sono palchi disertori.

I manifesti sono imbuti bianchi e chiusi;

si stiracchiano e sbadigliano i megafoni

di una campagna stanca ed esangue

vuota e boriosa di fumo.

Di chiese senza archittetture,

di timide facce nei balconi televisivi

incollati, nei media, di un moto che scivola via.

Nobile Rocca, secca per modo di dire, non sei seccata?

 

(Spazio non assegnato Manifesto I-VII | Mixed media | Photograph and Digital Collage 42 x 58 – 50 x 55 cm | Set of 7 Edition of 11)

 

 

 

 

 

 

Spazio di affissione non assegnato. 

Una manciata di giorni al passo elettorale e i castelli di fogli di latta, muri temporanei e numerati, sono deserti, spicca solitaria qualche roccaforte, nelle province, in cima a un volto orgoglioso e sgonfio, braccia conserte, che mira il verde domani di un voto. Ma a tagliare il mazzo pesca il caso.

E i deserti non son secchi ma ricchi di vita (il vuoto – i vuoti – si rovescia per assumere nuovo senso – sensi –) scrivono nuove geografie, prospettive urbane inattese e lontane dalle roccaforte politiche; l’epos politico si racconta e si consuma in un giorno, nelle “storie” di instagram (…), epos di castelli di carta senza carta.

 

 

Post scriptum

Forse la suggestione è facile; facile pescare dal cilindro Antonio La Trippa, alias Totò, negli Onorevoli del 1963 di Sergio Corbucci, ma lo sgambetto è irresistibile e un pizzico nostalgico per le accesissime elezioni politiche di un tempo, di un tempo che, per il resto, non è poi così diverso da oggi… Merito e demerito della politica di non aver cambiato pelle? E quindi; che resta?

Votare Antonio La Trippa!