Escalator

Chi ha inventato la scala mobile? Gradini che si muovono. Poi si parla di pazzi. Gente che va su e giù per le scale mobili, negli ascensori, che guida automobili, le porte dei garage che si aprono schiacciando un pulsante. Poi vanno in palestra per smaltire il grasso. Fra quattromila anni non avremo più le gambe, strisceremo direttamente sul culo, o forse rotoleremo come matasse di rovi.

Charles Bukowski, Il Capitano è fuori a pranzo e i marinai prendono il comando

 

Alleggerire la fatica è apparenza che il tempo poi appesantisce e ciò che è progresso (liberarsi di una fatica) induce a generare altre fatiche, esigenze, regole, comportamenti.

Chi resiste si ferma, immobile e aspetta che il rullo lo trasporti in cielo; ruba il tempo, mentre chi si lascia travolgere fagocita passi lunghi per mangiare altro tempo ché non ha più tempo.

Guadagnare tempo.

La scala mobile è il tempo che si arresta in una bolla, la bolla che cattura gli occhi negli schermi di un telefono, di una pagina, di una spalla, di due nude gambe e che poi scoppia; s’infrange l’ipnosi negli scalini che si frantumano appiattendosi in un gorgo oscuro e sotterraneo e tornano all’origine; per ripartire; ritmo continuo: i piedi battono nella cascata di ferro e il cammino rincalza, torna il tempo.

Dal di fuori le persone immobili sono birilli, una fila magrittiana distratta e in mostra mentre chi si snoda emula giraffe, le piccole gambe s’allungano, si moltiplicano (il tempo accelera) nel gioco mobile, a destra, a sinistra e scalpitano per la prima fila ma le file indiane non esistono e gli scogli sono ingombri, scale, manichini, inciampi (il tempo rallenta).

L’imbarazzo è il disarmo di fermarsi che ti stringe nel contatto altrui, a non guardarsi negli occhi, un ascensore senza pareti che pigia parimenti. Le mani; grappoli di mano s’aggrappano a nera gomma di corrimani inclinati che cantano paralleli gli scalini; se posi la mano il braccio si tende e corre, sfalsa il corpo e le radici dei piedi.

E le scale che si eludono ti frustano in palestra in un gioco matto, scacco matto, che non si muove nel tempo, resti lì, fermo, in una scalata di gradini e una cascata di sudore perché siamo animali.

Quelli distesi, adesivi, di plastica che si compongono quando il gradino giunge all’apice dell’onda, prima di appiattirsi e ruggisce colorato e sbrana la fame che ti assale: chiasso.

Il guadagno è facile; mangiare il tempo, guadagnare tempo e spendere tempo.

La scala mobile è una lunga macina distesa, un traliccio, un piano inclinato che rallenta e accelera; mossa da catene e ruote dentate e si trascina, sale e scende (mutevole sorte), è un metronomo onirico che misura il tempo, lungo una scala che scala il tempo di un anello chiuso.

 

Escalators | Mixed medium | Photograph and Digital Collage 50 x 60 cm | Set of 3 |